miércoles, 6 de mayo de 2009

Silvia kleyff (III) - Don't loose your soul


Trascrizione della nota presentata dal JazzItalia

Forse il futuro è già qui. Forse è già in atto un radicale cambiamento del modo di essere artisti. Il grande baritonista inglese George Haslam ha scritto recentemente che la storia del jazz è destinata, a breve, ad imboccare sentieri nuovi ed inediti. "Siamo vicinissimi alla possibilità di sviluppare la propria creatività in totale indipendenza. L' artista è vicino ad avere la possibilità di ripercorrere da solo, a casa sua, il ciclo produttivo di un disco. Noi stiamo passando dal jazz come "performing art" al jazz come creazione vera e propria." Vi raccontiamo quindi la storia di un disco e di una musicista che sembra già incamminata su questa strada. Silvia Kleyff è una giovane pianista e compositrice messicana (anche se il suo aspetto, oltre al cognome, rivela però l'origine polacco-lituana) laureata al Berklee. Di recente ha inciso un disco (in uno studio, di New York), che ha fatto circolare fra i siti specializzati di tutto il mondo. Un disco non ancora masterizzato, nel quale fra una traccia e l'altra si sentono i commenti dei musicisti. Un disco senza etichetta, con la copertina fatta in casa con un normale PC.

Un cd artigianale, ma molto buono. Silvia si definisce "more than a composer" ma il suo talento migliore sembra proprio essere quello della scrittura e della conduzione del gruppo.
Sono sette brani asciutti ed essenziali ("scrivere poche note rende i musicisti più liberi") molto lirici ma anche, talora, spigolosi, scontrosi. Sul mare scuro ed inquieto della scrittura della Kleyff e dell'improvvisazione del suo gruppo fluttuano relitti di free jazz e si addensano nuvole coltraniane: la superficie calma dei pezzi, a volte, è scossa da brevi tempeste sonore, da onde improvvise. I venti portano echi di blues, odori e memorie della musica di Steve Lacy, di Monk, di Bill Evans, a volte del Miles Davis di Kind Of Blue. Ma si sente, fin dalle prime note, che la rotta di questi musicisti tenta di scoprire isole non ancora segnate dalle mappe. Fuor di metafora la Kleyff si confronta molto liberamente con tutta la tradizione del jazz moderno, cercando, però, un suo linguaggio originale; senza concessioni al classicismo di maniera, al revival neo bop; senza cercare il facile consenso dell' ascoltatore. D'altronde la Kleyff guarda anche con interesse alle esperienze della ricerca musicale contemporanea. Su My space si può anche ascoltare la colonna sonora che ha scritto per un cartoon "Sirenes from Mexico" intriso di sonorità sperimentali.
Anche come pianista la Kleyff è molto essenziale, quasi scarna. Fa pensare a Mal Waldron o, rimanendo al jazz di casa nostra, a Luca Flores (a dire il vero Silvia non è completamente d'accordo con questi accostamenti)."A volte – dice - il virtuosismo è il trucco perfetto per mascherare le cose di cui un interprete non è capace".
I suoi compagni di viaggio sono molto bravi. Una parola in più meritano il sopranista Logan Richardson e il batterista Nasheet Waits, uno di quei drummers ricchi di suono, capaci di far "cantare" il suo strumento.
Il disco è ora disponibile, nudo ed essenziale, così come è uscito dallo studio di registrazione di NYC dove è nato, su "My Space". Oggi quindi, grazie alla rete, un'opera musicale è a disposizione gratuita degli utenti. Chi è interessato troverà invece su Facebook molte notizie su Silvia, che condivide volentieri i suoi sogni e le sue difficoltà di musicista indipendente. Silvia Kleyff, come altri, si promuove in rete. Sarà il popolo di Internet a dire se questo "Don't loose your soul" meriterà di navigare sui PC di migliaia di appassionati sparsi sul pianeta e a convincere, speriamo, qualche produttore a farsi avanti ed a dargli veste ufficiale. Certo lei stessa capisce le difficoltà di questa strada. "Ci vorrebbe un giornalista - ha scritto in uno dei suoi ultimi post su FB - Lo sforzo di autopromuovermi indebolisce le mie energie di musicista". Purtroppo il mondo discografico sembra molto più chiuso rispetto al nuovo di quello editoriale, che ha cercato e scoperto nei blog nuovi talenti.
Un'ultima annotazione. Strumenti come FaceBook e My Space hanno letteralmente rivoluzionato il rapporto fra artista e pubblico. Oggi è possibile per un appassionato interloquire ed interagire con i suoi musicisti preferiti. L' artista non è più distante ed irraggiungibile. Si racconta in rete, magari semplicemente pubblicando i suoi video You Tube preferiti o esprimendo i suoi pensieri nei post. Per dirla con Ornette: "Tomorrow is the question".

Marco Buttafuoco per Jazzitalia
http://www.jazzitalia.net/recensioni/dontlooseyoursoul.asp

Silvia Kleyff:
http://www.myspace.com/silviakleyff

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